Nuovi modi di abitare: Raul Forsoni racconta la città come infrastruttura di relazioni

Il secondo Keynote Speech del Festival, con ospite Raul Forsoni, ha portato al centro del confronto una domanda fondamentale: quali condizioni devono avere gli spazi per continuare ad accogliere la vita delle persone che cambiano?

Dal Keynote Speech con Raul Forsoni, Associate/Senior Architect di UNStudio.
Ha moderato Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Torino, Professoressa Politecnico di Torino.

Il secondo Keynote Speech del Festival Chi abiterà le case vuote? ha portato al centro del confronto una domanda fondamentale: quali condizioni devono avere gli spazi per continuare ad accogliere la vita delle persone che cambiano?

A rispondere è stato Raul Forsoni, Associate/Senior Architect di UNStudio. Attraverso una serie di progetti sviluppati dallo studio internazionale, Forsoni ha mostrato come la ricerca architettonica possa trasformare le sfide contemporanee, dalla riduzione degli spazi abitativi alla rigenerazione delle periferie, in opportunità per costruire nuovi modelli di abitare.

Il punto di partenza è una visione dell’architettura come disciplina capace di anticipare bisogni e scenari futuri. Per UNStudio progettare significa osservare il modo in cui le persone vivono, si muovono e costruiscono relazioni, lavorando su diverse scale: dall’appartamento al quartiere fino all’intera infrastruttura urbana.

Uno dei temi affrontati è stato quello dello smart living: in una società in cui le famiglie sono più piccole e gli spazi abitativi spesso ridotti, la sfida è creare qualità anche all’interno di superfici limitate. Un appartamento di dimensioni contenute può diventare più grande attraverso una progettazione attenta, capace di valorizzare flessibilità, servizi condivisi e possibilità di incontro.

La riflessione si è poi ampliata alla scala urbana, con particolare attenzione al futuro delle periferie e alla necessità di “ricucire” parti di città attraverso nuovi sistemi di relazione. Tra gli esempi presentati, un modello di quartiere orientato al benessere in cui abitazione, salute e servizi vengono integrati per rispondere alle esigenze delle persone lungo tutto l’arco della vita. Un sistema in cui anche i momenti di fragilità possono essere ripensati attraverso spazi più domestici, capaci di coinvolgere famiglie e comunità.

Secondo Forsoni, l’identità dei luoghi non è qualcosa di statico, ma nasce dalle relazioni che si sviluppano nel tempo. Anche la tecnologia può assumere un ruolo positivo quando viene pensata come infrastruttura al servizio delle persone, capace di connettere abitanti, quartieri e servizi.

La riflessione ha trovato un collegamento diretto con Torino attraverso il progetto della nuova linea della metropolitana, presentato come esempio di infrastruttura capace non solo di migliorare la mobilità, ma anche di contribuire alla definizione dell’identità urbana. Ogni stazione diventa infatti un elemento in relazione con il contesto, capace di interpretare le caratteristiche dei luoghi e generare nuove centralità.

Le case vuote non aspettano semplicemente nuovi proprietari, ma nuovi modi di abitare. La sfida dell’architettura contemporanea è proprio quella di immaginare scenari aperti, capaci di adattarsi ai cambiamenti della società e di costruire spazi più generosi, inclusivi e umani.