Quali strategie stanno adottando le città europee per rispondere alla crescente difficoltà di accesso alla casa? E quali modelli possono ispirare nuove politiche per l’abitare? Il talk ha affrontato questi interrogativi attraverso gli interventi di Ezio Micelli, Michael Obrist e Joan Ramon Reira.
Dal Talk con Ezio Micelli, professore ordinario di Economia Immobiliare allo IUAV di Venezia e componente dell’Housing Advisory Board della Commissione Europea, Michael Obrist, docente della TU Wien e curatore del Padiglione austriaco alla Biennale Architettura di Venezia 2025 e Joan Ramon Reira, Commissario per la casa e Delegato per le politiche abitative della Città di Barcellona.
Ha moderato Emanuele Piccardo, Vicepresidente della Fondazione per l’architettura / Torino.
Quali strategie stanno adottando le città europee per rispondere alla crescente difficoltà di accesso alla casa? E quali modelli possono ispirare nuove politiche per l’abitare? Il talk Geografie dell’abitare contemporaneo. Casi, modelli, sperimentazioni ha affrontato questi interrogativi attraverso gli interventi di Ezio Micelli, professore ordinario di Economia Immobiliare allo IUAV di Venezia e componente dell’Housing Advisory Board della Commissione Europea, Michael Obrist, docente della TU Wien e curatore del Padiglione austriaco alla Biennale Architettura di Venezia 2025 e Joan Ramon Reira, Commissario per la casa e Delegato per le politiche abitative della Città di Barcellona
Aprendo l’incontro, Ezio Micelli ha restituito il quadro emerso dal lavoro dell’Housing Advisory Board europeo, evidenziando come le difficoltà legate all’accesso alla casa non rappresentino più fenomeni isolati, ma un elemento comune a molte città del continente. Pur nelle differenze dei singoli contesti, emerge infatti un pattern condiviso: la crescita dei prezzi delle abitazioni, la diminuzione del potere d’acquisto e la concentrazione della popolazione nelle aree metropolitane e più attrattive stanno generando tensioni sempre più forti sui mercati abitativi.
Un paradosso attraversa anche l’Italia: un patrimonio immobiliare in parte inutilizzato convive con una crescente difficoltà nell’accesso alla casa. Secondo Micelli, questa apparente contraddizione impone di superare letture semplificate del fenomeno e di costruire politiche capaci di tenere insieme equità sociale, competitività dei territori e sviluppo economico. La questione abitativa, infatti, non riguarda soltanto il diritto alla casa, ma anche la capacità delle città di attrarre persone, lavoro, investimenti e innovazione.
Per affrontare questa sfida, il relatore ha individuato alcune priorità: sviluppare strumenti finanziari orientati al lungo periodo, semplificare i processi amministrativi che rallentano la realizzazione degli interventi e promuovere un approccio integrato all’innovazione. Dalla prefabbricazione avanzata ai nuovi modelli produttivi, fino ai principi del New European Bauhaus, la trasformazione dell’abitare richiede infatti che sostenibilità, innovazione tecnologica, qualità progettuale e valore sociale dialoghino tra loro, superando logiche settoriali.
Il contributo di Michael Obrist ha presentato il caso di Vienna come una delle esperienze più significative di politiche abitative in Europa. La capitale austriaca rappresenta il risultato di una strategia costruita nel tempo, nella quale il social housing è stato concepito non come risposta destinata esclusivamente alle fasce più fragili, ma come infrastruttura urbana capace di migliorare la qualità della vita dell’intera comunità.
Attraverso una pianificazione di lungo periodo, concorsi di progettazione e un costante adattamento ai cambiamenti sociali e demografici, Vienna ha sviluppato un modello in cui la casa diventa parte di una visione più ampia della città. Gli interventi non si limitano infatti alla realizzazione di abitazioni, ma costruiscono quartieri dotati di servizi, spazi pubblici, attività economiche e funzioni collettive, capaci di accompagnare le esigenze di una popolazione in continua evoluzione.
Dal confronto tra le due esperienze è emersa una riflessione condivisa: affrontare la questione delle case vuote e dell’accesso all’abitare significa guardare oltre il singolo edificio. Servono politiche strutturali, investimenti di lungo periodo e una visione capace di integrare sviluppo urbano, inclusione sociale, innovazione e qualità del progetto. Una prospettiva pienamente in linea con la domanda che attraversa l’intero festival: non solo chi abiterà le case vuote, ma quale città vogliamo costruire attraverso il modo in cui scegliamo di abitare.
A completare il confronto europeo è stato anche il contributo video di Joan Ramon Reira, che ha portato l’esperienza di Barcellona, una città chiamata a confrontarsi con sfide molto simili a quelle di molti contesti italiani. Tra i temi affrontati, l’impatto delle residenze turistiche sul mercato immobiliare, la necessità di ristabilire un equilibrio tra salari e costo delle abitazioni e il ruolo delle politiche pubbliche nella regolazione del mercato. Reira ha evidenziato come strumenti normativi, pianificazione urbana e una collaborazione stabile tra istituzioni, fondazioni e soggetti privati rappresentino elementi indispensabili per garantire un accesso più equo alla casa e accompagnare la crescita della città.





