Gli storici banchi di vendita dell’Ex Mercato Ittico si trasformano in spazi espositivi che ospitano installazioni dedicate al tema dell’abitare. Un percorso che invita a esplorare il tema del Festival e l’edificio che lo ospita attraverso progetti, visioni e interpretazioni artistiche e progettuali.
Installazioni
I tre progetti selezionati nell’ambito della call internazionale Future Homes Europe, rivolta a progettiste e progettisti under 35. Attraverso elaborati, immagini e scenari progettuali, la mostra restituisce una pluralità di risposte alla domanda che attraversa il Festival: come ripensare l’abitare di fronte alle trasformazioni sociali, ambientali, tecnologiche ed economiche in corso?
I progetti esplorano temi come accessibilità, sostenibilità, adattabilità e innovazione, offrendo uno sguardo sulle nuove generazioni di progettiste e progettisti sulle possibili evoluzioni del futuro dell’abitare in Europa.
Di Raffaele Salvoldi.
Questa architettura effimera è costruita con decine di migliaia di elementi in legno identici, impilati senza collanti né supporti, tenuti insieme dalla sola forza di gravità.
Nasce a porte chiuse, cresce durante il festival, e si conclude con un crollo ad effetto domino. Non è un’opera da contemplare, ma un processo da attraversare: la bellezza che ci circonda: un edificio storico, un paesaggio, una relazione umana è fragile per natura, ed esiste solo finché qualcuno sceglie di prendersene cura.
Ad essere esposto non è l’opera, ma il processo.
La mostra fotografica presenta una selezione di opere dell’itinerario Costruire case, fare città, parte dell’Atlante Architettura Contemporanea. L’Italia raccontata attraverso l’architettura, progetto promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
il percorso racconta il ruolo della casa nella costruzione della città contemporanea, dalla stagione della ricostruzione del dopoguerra agli interventi più recenti di recupero urbano. Quartieri, condomini e complessi residenziali diventano strumenti per leggere l’evoluzione dell’abitare, le trasformazioni sociali e il rapporto tra architettura, città e paesaggio.
La legge 167 del 1962 ha inaugurato l’ultima grande stagione dell’edilizia pubblica in Italia e ha avuto un impatto di lungo periodo sulla costruzione del paesaggio residenziale di Torino. La grande pluralità di luoghi, storie ed esperienze originata dal piano di zona del 1963 attende ancora di essere pienamente riconosciuta. L’installazione ne racconta alcuni aspetti – i grandi quartieri pubblici al centro di lotte sociali, la città per i ceti medi – e riflette sulle loro traiettorie divergenti.
A cura di Filippo De Pieri e Aurora Riviezzo (Politecnico di Torino, DAD) con Gaia Caramellino e Cristina Renzoni (Politecnico di Milano, DAStU)
A partire dai progetti FIRB “Architetture per i ceti medi nell’Italia del boom” e PRIN “Luoghi e storie di prossimità”.
L’installazione presenta i tre fotoromanzi realizzati dal Gruppo Strum per la mostra Italy: The New Domestic Landscape, curata da Emilio Ambasz al MoMA di New York nel 1972. Attraverso un linguaggio visivo accessibile e popolare, le pubblicazioni affrontano temi come il diritto alla casa, le trasformazioni urbane e le disuguaglianze sociali, trasformando il progetto in uno strumento di riflessione critica. A oltre cinquant’anni dalla loro realizzazione, questi lavori mantengono intatta la loro capacità di interrogare il rapporto tra abitare, città e cambiamento sociale.
L’installazione indaga la presenza di case vuote nel territorio urbano come segnale di trasformazioni, squilibri sociali e necessità di riqualificazione. Attraverso un video dedicato alla città di Taichung, Taiwan, il lavoro racconta situazioni emblematiche diffuse in molte città asiatiche, segnate da rapida crescita e profondi cambiamenti demografici e sociali.
A cura di Lorena Alessio in collaborazione con Kong-Ki Wong, con la supervisione di Supervisione di Giorgio Luigi Risso.