Nel secondo giorno del Festival, il confronto si è spostato sul rapporto tra progetto dell’abitare e intelligenza artificiale, interrogandosi su una delle grandi trasformazioni che stanno attraversando la società contemporanea. Con Barbara Caputo, Agostino Nickl e Andrea D’Antrassi.
Dal Talk con Barbara Caputo, Professoressa Ordinaria del Politecnico di Torino e direttrice dell’Hub sull’Intelligenza Artificiale dell’ateneo (AI-H@PoliTo), Agostino Nickl, professore assistente presso il Dipartimento di Architettura e Ambiente Costruito della TU Delft, e Andrea D’Antrassi, Associate Partner per l’Europa di MAD Architects.
Ha moderato Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’architettura / Torino.
Nel secondo giorno del Festival Chi abiterà le case vuote?, il confronto si è spostato sul rapporto tra progetto dell’abitare e intelligenza artificiale, interrogandosi su una delle grandi trasformazioni che stanno attraversando la società contemporanea: quale ruolo avrà la tecnologia negli spazi in cui viviamo e come possiamo garantire che l’innovazione rimanga al servizio delle persone?
A introdurre l’incontro una domanda centrale: se le case diventano sempre più intelligenti, ma rischiano di essere sempre più vuote di persone e relazioni, quale equilibrio dobbiamo ricercare tra tecnologia e dimensione umana?
Barbara Caputo, Professoressa Ordinaria del Politecnico di Torino e direttrice dell’Hub sull’Intelligenza Artificiale dell’ateneo (AI-H@PoliTo), ha evidenziato come l’introduzione di sistemi intelligenti negli ambienti domestici stia modificando il concetto stesso di abitare. La crescita dei nuclei unipersonali e la diffusione di tecnologie capaci di anticipare bisogni e preferenze individuali stanno trasformando la casa in uno spazio sempre più personalizzato, ma pongono anche una questione fondamentale: una casa capace di rispondere a ogni esigenza individuale rischia di ridurre le occasioni di incontro e confronto con gli altri.
Da questa prospettiva nasce la necessità di “progettare il noi oltre l’io”: immaginare tecnologie che non siano strumenti di isolamento, ma infrastrutture capaci di favorire la condivisione, la collaborazione e la costruzione di comunità. In questo senso, il co-housing e gli spazi collettivi possono rappresentare un ambito in cui l’intelligenza artificiale contribuisce a migliorare la qualità della vita comune, ottimizzando servizi e risorse condivise.
Il confronto si è poi spostato sul futuro della progettazione con gli interventi di Agostino Nickl, professore assistente presso il Dipartimento di Architettura e Ambiente Costruito della TU Delft, e Andrea D’Antrassi, Associate Partner per l’Europa di MAD Architects.
Nickl ha proposto il concetto di una nuova “intelligenza architettonica”, in cui l’AI non sostituisce il progettista ma diventa uno strumento per ampliare la capacità di ricerca, interpretazione e scoperta. L’intelligenza artificiale può aiutare a leggere il patrimonio costruito, individuare connessioni e generare nuove possibilità progettuali, ma resta fondamentale la capacità dell’architetto di formulare le domande giuste e dare significato alle risposte.
D’Antrassi ha invece raccontato come l’AI stia trasformando il lavoro degli studi di architettura, soprattutto nella fase di ideazione e rappresentazione dei progetti. La possibilità di generare rapidamente immagini e scenari apre nuove opportunità creative, ma l’architettura non può ridursi alla sola produzione visiva: restano centrali l’analisi del contesto, la cultura del progetto, l’esperienza degli abitanti e la capacità di costruire relazioni tra spazio, paesaggio e società.
Il tema del festival è tornato così al centro della riflessione: il vuoto non è assenza, ma uno spazio di possibilità. Anche le case apparentemente vuote possono essere lette come luoghi ricchi di potenzialità, da interpretare attraverso nuovi strumenti e nuove forme di intelligenza. La sfida sarà costruire ambienti in cui la tecnologia amplifichi le capacità umane senza sostituire ciò che rende l’abitare un’esperienza profondamente relazionale.




