L’ appuntamento della Fondazione con Luci d’artista: un incontro e una passeggiata nel centro di Torino insieme ad Antonio Grulli, curatore della manifestazione, con il contributo di Alberto Geuna e Mario Daudo del collettivo e studio di architettura Chorus, che ha curato il progetto architettonico e strutturale.
Il 3 novembre si è tenuto l’appuntamento della Fondazione con Luci d’artista: un incontro e una passeggiata nel centro di Torino insieme ad Antonio Grulli, curatore della manifestazione. Dopo i saluti istituzionali di Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’architettura, la serata è proseguita con un approfondimento sul processo creativo, tecnico e progettuale che accompagna la realizzazione delle installazioni, con il contributo di Alberto Geuna e Mario Daudo del collettivo e studio di architettura Chorus, che ha curato il progetto architettonico e strutturale.
Come ha raccontato Antonio Grulli, Luci d’artista è un progetto particolare nel panorama dell’arte contemporanea, nel quale la componente tecnica, tecnologica e ingegneristica assume un ruolo fondamentale. La realizzazione di un’opera richiede infatti il coinvolgimento di diverse professionalità, chiamate a tradurre l’intenzione dell’artista in un intervento concreto, individuando soluzioni che ne preservino l’idea originaria e ne garantiscano la migliore resa nello spazio urbano.
Un processo corale, in cui artisti, progettisti e aziende collaborano attraverso un confronto continuo: dalla definizione del progetto agli eventuali adattamenti, fino alla sua installazione. Il contributo di Chorus si inserisce proprio in questa fase di mediazione tra visione artistica e realizzazione. Ogni opera presenta caratteristiche specifiche e richiede soluzioni dedicate, anche quando le installazioni condividono tecnologie e linguaggi, come l’utilizzo di neon, LED o sistemi di proiezione.
Nel suo intervento, Grulli ha approfondito anche il significato della luce nella storia dell’arte e nella relazione con lo spazio pubblico. Da sempre l’essere umano ha attribuito alla luce un valore pratico e simbolico, fino a riconoscerle una dimensione spirituale. Nell’arte contemporanea, la luce diventa inoltre un linguaggio capace di raggiungere pubblici diversi, anche non specialistici: un canale di comunicazione immediato che permette ad artisti che lavorano con linguaggi complessi, concettuali, filosofici o politici di entrare in relazione con le persone. A Torino, in particolare, la presenza storica dei neon costituisce un elemento caratteristico del paesaggio urbano e contribuisce a definire il rapporto tra la città e le installazioni luminose.
La serata è proseguita con una passeggiata nel centro cittadino, durante la quale i partecipanti hanno potuto osservare alcune delle opere di Luci d’Artista e approfondire il loro rapporto con gli edifici e i luoghi che le ospitano. Tra le tappe, la nuova installazione di Flavio Favelli, Poetiche del confine, collocata in Piazzetta Reale. L’opera nasce dal recupero e dalla reinterpretazione di materiali storici conservati all’interno di Palazzo Madama: gran parte degli elementi utilizzati sono ringhiere e cancelli provenienti dalle macerie dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, recuperati e conservati fino a questo momento, in cui è stato trovato un nuovo utilizzo.
Attraverso il riutilizzo di questi frammenti, Favelli costruisce un intervento profondamente legato alla storia e alla memoria urbanistica di Torino. Gli elementi recuperati, che conservano le tracce di una città ferita, vengono ricomposti in una nuova configurazione e restituiti allo spazio pubblico, in un dialogo con l’architettura e con il contesto monumentale di Piazzetta Reale. Una sorta di cicatrice che, attraverso l’intervento artistico, cerca una nuova possibilità di ricomposizione.
L’incontro ha permesso di osservare Luci d’artista da una prospettiva diversa, andando oltre la dimensione visiva delle installazioni per approfondire i processi, le competenze e le relazioni che ne rendono possibile la realizzazione, e il modo in cui l’arte contemporanea può contribuire a reinterpretare la memoria e l’identità dei luoghi.
