Andrea Bruno, progettare tra memoria e trasformazione

Gli ultimi due appuntamenti di Maestri del progetto del 10 e 13 ottobre hanno approfondito la figura di Andrea Bruno, tra la conferenza al Castello di Rivoli e la visita al suo studio torinese. Dal rapporto tra conservazione e trasformazione alle memorie personali custodite nello spazio di lavoro, gli incontri hanno restituito i principi e le esperienze alla base della ricerca dell’architetto.

Il 10 e il 13 ottobre si sono svolti gli ultimi due appuntamenti del primo ciclo di Maestri del progetto, dedicati ad Andrea Bruno: la conferenza al Castello di Rivoli, in occasione della 22° Giornata del Contemporaneo, e la visita allo studio dell’architetto in via Asti. Due momenti distinti, che hanno permesso di approfondire la sua figura e il suo approccio al progetto, tra restauro, ricerca e dialogo con la storia.

La conferenza al Castello di Rivoli si è aperta con i saluti di Marcella Beccaria, Responsabile CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, che ha sottolineato il valore dell’intervento di Bruno per la vita stessa dell’istituzione: il restauro ha contribuito a definire quella tensione creativa entro cui il museo ha potuto sviluppare la propria attività. La Presidente della Fondazione Alessandra Siviero ha portato i saluti e ha ricordato il ruolo di Bruno tra i protagonisti del restauro contemporaneo, evidenziando l’importanza del dialogo tra preesistenza e contemporaneità nella sua pratica progettuale.

A offrire un ritratto personale dell’architetto è stato Andrea Bruno Jr, che ha ripercorso alcuni elementi della sua «archeologia personale», mostrando come esperienze, passioni e memorie abbiano attraversato il suo lavoro. Tra queste, il trauma della distruzione della casa di famiglia durante la guerra, quando Bruno era ancora bambino, ha contribuito a dare forma a una riflessione ricorrente sulla distruzione e sulla ricostruzione. Un tema che si ritrova anche nei suoi interventi di restauro, tra Europa e Afghanistan, dove il confronto con le architetture e le tecniche costruttive locali si accompagna alla ricerca di un equilibrio tra ciò che esiste e ciò che viene introdotto.

Il rapporto tra conservazione e trasformazione è stato al centro degli approfondimenti di Giorgio Danesi, architetto e Dottore di ricerca in Restauro architettonico, e Sara Di Resta, architetta e Professoressa Associata in Restauro Architettonico Università Iuav, che hanno analizzato alcuni dei principi alla base del lavoro di Bruno. Per l’architetto, il restauro non si riduceva all’applicazione di regole fisse, ma richiedeva una lettura critica dell’identità di ogni luogo e una scelta responsabile sulle possibilità di trasformazione. La sua idea di intervento, descritta come una forma di «riappropriazione», riconosceva nel progetto contemporaneo uno strumento per mantenere viva la memoria, rendendo leggibili le diverse stratificazioni del tempo.

In questa prospettiva, anche il nuovo può diventare uno strumento di conservazione: non una replica dell’antico, né un elemento estraneo alla storia, ma un intervento capace di dialogare con ciò che esiste e garantirne la continuità. I progetti di Bruno mostrano come questa relazione possa assumere forme diverse, attraverso la distanza tra edifici, la creazione di nuove soglie o la ricucitura di parti urbane separate. Il suo lavoro si distingue così per la capacità di affrontare ogni contesto nella sua specificità, mettendo in relazione il monumento con il territorio e con la vita della città. A seguire, Andrea Bruno Jr ha accompagnato i partecipanti in una visita al Castello di Rivoli, approfondendo il rapporto tra l’edificio e l’intervento di restauro del padre.

Il secondo appuntamento, il 13 ottobre, ha portato i partecipanti all’interno dello studio di Andrea Bruno, accompagnati da Ugo Bruno e Andrea Bruno Jr. Ha portato i saluti anche la Presidente della Fondazione Alessandra Siviero. Ospitato in un edificio del 1910 progettato da Pietro Fenoglio per lo scultore Edoardo Rubino, lo studio conserva le tracce di oltre trentacinque anni di attività e raccoglie un insieme eterogeneo di oggetti, opere d’arte, fotografie e documenti. Uno spazio costruito nel tempo attraverso accumuli e stratificazioni, che restituisce il carattere curioso e trasversale della ricerca dell’architetto.

La visita ha permesso di conoscere più da vicino l’ambiente in cui Bruno lavorava e il patrimonio di memorie che lo studio custodisce, compreso l’archivio fotografico. Un luogo in cui ogni oggetto sembra raccontare una storia e testimoniare interessi che oltrepassano i confini della disciplina, restituendo una dimensione più intima del suo modo di pensare e progettare.

Foto di Jana Sebestova.