Si sono svolte sabato 3 ottobre le visite alla Scuola Marc Chagall di via Cecchi 2, seconda parte del ciclo Maestri del progetto dedicato a Pietro Derossi. Le visite, condotta da Emanuele Piccardo, Vicepresidente della Fondazione per l’architettura / Torino, hanno permesso di rileggere il progetto alla luce del rapporto tra architettura, pedagogia e comunità.
Si sono svolte sabato 3 ottobre le visite alla Scuola Marc Chagall di via Cecchi 2, seconda parte del ciclo Maestri del progetto dedicato a Pietro Derossi. Le visite, condotta da Emanuele Piccardo, Vicepresidente della Fondazione per l’architettura / Torino, hanno permesso di rileggere il progetto alla luce del rapporto tra architettura, pedagogia e comunità, a partire dalla collaborazione con l’innovativo approccio pedagogico di Francesco De Bartolomeis.
Realizzata con l’obiettivo di superare il modello tradizionale dell’aula, la scuola mette in relazione spazi interni ed esterni e costruisce una continuità tra diversi ambienti, favorendo esperienze, relazioni e forme differenti di apprendimento. La scuola, sollevata da terra e caratterizzata da una forte permeabilità con lo spazio circostante, è concepita come un luogo aperto al quartiere. Il tetto praticabile, la piccola platea per spettacoli e rappresentazioni, i diversi livelli e gli spazi di connessione tra interno ed esterno ampliano le possibilità d’uso dell’edificio, mentre la luce naturale, attraverso il sistema dei lucernari, assume un ruolo centrale nella qualità degli ambienti.
A distanza di anni, il progetto continua a confrontarsi con le esigenze della didattica contemporanea. Le visite hanno dimostrato come gli spazi vengano oggi reinterpretati attraverso l’outdoor education e una didattica laboratoriale che lascia ai bambini la possibilità di muoversi liberamente, sperimentare con materiali naturali e destrutturati e confrontarsi con la luce, il corpo e l’ambiente.
Le visite ha riportato anche l’attenzione sul tema della cura e della trasformazione delle architetture nel tempo. Le esigenze cambiano e gli spazi vengono necessariamente adattati, ma intervenire su un edificio significa anche riconoscere e preservare gli elementi che ne costituiscono il valore. In questo senso, la Scuola Chagall mostra come un progetto pensato per la società possa continuare a essere attuale attraverso la capacità di adattarsi senza perdere la propria identità.
Per la Fondazione è stato inoltre significativo tornare alla Scuola Chagall dopo il percorso di Bottom Up!, nell’ambito del progetto Cortile Mondo, che aveva già coinvolto la comunità del quartiere nella cura e nella trasformazione dello spazio esterno, arrivando anche alla pedonalizzazione dell’area circostante. Come ha ricordato la Presidente Alessandra Siviero, il percorso aveva visto anche il contributo economico dei cittadini del quartiere e delle zone limitrofe, a conferma di un coinvolgimento diretto della comunità nella cura della scuola e dei suoi spazi.
Il giardino, che occupa una superficie quasi doppia rispetto a quella interna, è così riconosciuto come parte integrante del progetto educativo e come spazio di architettura e di comunità. Un tema che si lega alla concezione della scuola come luogo aperto, capace di dare respiro al quartiere e di costruire, attraverso gli spazi, un senso di comunità.













