Si è svolto a CAMERA il terzo appuntamento di Maestri del progetto, dedicato a Pietro Derossi, figura centrale della stagione dell’architettura radicale italiana. Dalla casa di Courmayeur agli interni, dal Gruppo Strum al Piper e al design, la conferenza ha attraversato una ricerca capace di mettere in discussione i modi tradizionali di pensare e vivere lo spazio.
Si è svolta il 29 settembre da CAMERA la conferenza dedicata a Pietro Derossi, terzo appuntamento del ciclo Maestri del progetto, promosso dalla Fondazione per l’architettura per approfondire alcune figure fondamentali dell’architettura contemporanea attraverso momenti di formazione e ricerca critica.
Ad aprire l’incontro sono stati i saluti della Presidente della Fondazione Alessandra Siviero, che ha sottolineato la volontà della Fondazione e della sua governance di costruire occasioni di alta formazione e di ricerca dedicate ai protagonisti dell’architettura contemporanea.
A introdurre e moderare la conferenza è stato Emanuele Piccardo, Vicepresidente della Fondazione e architetto, fotografo, filmmaker e curatore, che ha raccontato il proprio interesse per Derossi a partire da una ricerca sull’architettura radicale. Al centro del suo intervento la necessità, per un ente culturale, di contribuire a conservare e trasmettere la memoria dell’architettura attraverso le storie degli architetti e dei loro progetti.
La lettura dell’opera di Derossi ha attraversato diverse scale e momenti della sua ricerca, dalla dimensione domestica a quella urbana, mettendo in evidenza il rapporto con il paesaggio, la sperimentazione sui materiali e il modo radicale di ripensare lo spazio. Dalla casa di Courmayeur, dove materiali tradizionali e forme autonome instaurano un dialogo non mimetico con il paesaggio, fino alla ricerca sugli interni e sul design, emerge un’idea di architettura capace di rompere gli schemi ortogonali e di generare nuovi modi di vivere lo spazio.
Un ruolo centrale ha avuto anche la dimensione sociale e politica del progetto. Il lavoro di Derossi, dagli spazi del Piper al design e alle esperienze del Gruppo Strum, mostra infatti una concezione dell’architetto come figura capace di creare connessioni, aggregare persone e mettere in discussione i modi consolidati di abitare e utilizzare gli spazi. In questa prospettiva, anche gli elementi di arredo diventano parte di una più ampia riflessione sullo spazio e sulle relazioni che al suo interno possono svilupparsi.
Nel corso della serata, Francesco Spampinato, Professore Ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea e storico dell’arte, ha approfondito il carattere difficilmente classificabile della ricerca di Derossi, che attraversa e mette in relazione architettura, design e arte. Una lettura interdisciplinare che permette di comprendere esperienze come quelle delle discoteche non soltanto dal punto di vista formale, ma soprattutto come luoghi capaci di produrre situazioni, relazioni e nuovi comportamenti.
Axel Iberti, Head of Product di Gufram, ha invece posto l’accento sulla dimensione politica del progetto, ricordando la convinzione di Derossi che il design fosse un atto politico e la sua straordinaria capacità di mettere in connessione esperienze e culture differenti. I numerosi viaggi e i rapporti con realtà internazionali confluiscono così in una ricerca capace di dialogare con l’architettura mitteleuropea, quella americana, l’arte e il design italiano.
Tra gli esempi più significativi è emerso il Pratone, che ancora oggi conserva una particolare attualità: un progetto in cui l’impatto estetico si accompagna a una riflessione più ampia sul modo di abitare, utilizzare e condividere lo spazio. La sperimentazione sui nuovi materiali, la seduta mobile e quella multipla testimoniano una ricerca nella quale il design non è soltanto produzione di oggetti, ma strumento per aprire nuove possibilità di esperienza.
La conferenza ha restituito così la complessità della figura di Pietro Derossi: architetto, designer, filosofo e viaggiatore, capace di muoversi tra discipline e culture diverse e di trasformare ciò che incontrava in nuovi linguaggi progettuali. Un percorso nel quale architettura e design diventano strumenti per mettere in discussione gli spazi e le modalità con cui li viviamo, mantenendo al centro la dimensione collettiva e politica del progetto.













