Un festival sostenibile che lascia valore alla città

La sostenibilità è stata uno dei principi guida del festival Chi abiterà le case vuote?, non solo nei contenuti ma anche nella sua realizzazione. L’allestimento dell’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo è stato progettato secondo criteri di riuso, reversibilità ed economia circolare, nel rispetto dell’identità dello spazio.

La sostenibilità non è stata soltanto uno dei temi al centro del festival Chi abiterà le case vuote?, ma anche il principio che ne ha guidato la progettazione e la realizzazione.

L’allestimento dell’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo, spazio messo a disposizione dalla Città di Torino e destinato a una nuova stagione di rigenerazione e apertura alla cittadinanza, è nato dagli stimoli di alcuni componenti del Tavolo tecnico-scientifico e del Comitato di indirizzo (Giorgia Barbano, Francesca Canfora, Patrizia Ludi e Alessandra Siviero) ed è stato coordinato dagli architetti Gianluca Macchi e Alberto Savettiere.

Il progetto ha rispettato l’identità e le caratteristiche originarie dell’edificio attraverso soluzioni leggere, reversibili e capaci di dialogare con il contesto, senza modificarne la struttura. Gli allestimenti, realizzati grazie al contributo di Dott. Gallina S.r.l. e Docks Group, alcuni degli sponsor tecnici del festival, sono stati concepiti fin dall’inizio secondo una logica di riuso. Al termine della manifestazione, infatti, sono stati messi a disposizione dell’Assessorato al Commercio della Città di Torino, che potrà impiegarli in occasione di futuri eventi cittadini.

Una scelta che consente di prolungare il ciclo di vita dei materiali, ridurre la necessità di nuove produzioni e restituire alla città un patrimonio concreto, destinato a continuare a generare valore. Il festival ha così interpretato la sostenibilità nella sua accezione più ampia: non soltanto attenzione all’impatto ambientale, ma anche cura dei luoghi, valorizzazione delle risorse esistenti, responsabilità progettuale ed economia circolare.

Un approccio pienamente coerente con il tema della manifestazione, dedicata alla rigenerazione del patrimonio costruito e alla capacità di immaginare nuovi usi per ciò che già esiste.

«Così come le case vuote possono diventare un’opportunità per ripensare il futuro delle città, anche gli allestimenti del festival sono stati concepiti per continuare a vivere oltre i giorni della manifestazione», ha commentato in chiusura la presidente Siviero. «Un’eredità concreta per Torino, che contribuisce a costruire una cultura del progetto fondata sul riuso, sulla responsabilità e sul valore condiviso».

La Fondazione per l’architettura / Torino e l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Torino desiderano inoltre rivolgere un sentito ringraziamento all’Assessorato al Commercio della Città di Torino per la disponibilità, la collaborazione e il costante supporto garantiti durante tutte le fasi del Festival. Un contributo prezioso che ha reso possibile la realizzazione dell’iniziativa e che, attraverso il riutilizzo degli allestimenti, consentirà di prolungarne i benefici, trasformando un progetto temporaneo in un’eredità concreta per la città.