Ada Bursi tra memoria, professione e futuro. Il secondo appuntamento di Maestri del Progetto

Con la conferenza del 9 giugno e la visita all’Archivio di Stato di Torino del 12 giugno si è concluso il secondo appuntamento di Maestri del Progetto. Architettura torinese tra memoria e innovazione. Protagonista del percorso è stata Ada Bursi, prima donna iscritta all’Ordine degli Architetti di Torino.

Con la conferenza del 9 giugno e la visita all’Archivio di Stato di Torino del 12 giugno si è concluso il secondo appuntamento di Maestri del Progetto. Architettura torinese tra memoria e innovazione.

Protagonista del percorso è stata Ada Bursi, prima donna iscritta all’Ordine degli Architetti di Torino, figura pionieristica la cui vicenda professionale continua a offrire spunti di riflessione su temi ancora attuali: il riconoscimento del contributo femminile alla disciplina, il ruolo degli archivi nella costruzione della memoria e le nuove modalità di trasmissione del patrimonio culturale alle generazioni future.

Ad aprire la conferenza i saluti istituzionali del Direttore dell’Archivio di Stato Stefano Benedetto e della Presidente della Fondazione Alessandra Siviero, che ha sottolineato: “Il tema della parità di genere nella professione non può essere affrontato solo come questione contemporanea, ma anche attraverso un lavoro di rilettura critica della storia dell’architettura e delle figure che ne sono state spesso marginalizzate o poco raccontate”.

A seguire, Emilia Garda, architetta, docente al Politecnico di Torino e project leader di MoMoWo, che ha posto al centro della conversazione il rapporto tra passato e presente, sottolineando come gli archivi possano diventare strumenti per immaginare il futuro e per costruire nuove narrazioni della professione. Una riflessione che ha attraversato l’intero incontro, interrogandosi sul significato che oggi assumono temi come il gender gap, la rappresentazione delle donne nell’architettura e la necessità di trovare linguaggi capaci di coinvolgere le nuove generazioni.

Tra gli interventi, Maria Chiara Virgili, editorialista e autrice di architettura e design, ha ripercorso la storia di Ada Bursi evidenziandone il carattere innovativo e indipendente. In un contesto professionale ancora fortemente segnato da stereotipi di genere, Bursi costruì una carriera intensa e articolata che spaziò dall’edilizia scolastica alla progettazione residenziale, dal design al restauro, sempre con una particolare attenzione agli aspetti sociali e alla qualità della vita quotidiana. Al centro del suo lavoro emerge una progettazione inclusiva, capace di mettere al primo posto le esigenze delle persone e, nel caso delle scuole, il benessere dei bambini.

Il tema della valorizzazione della sua opera è stato approfondito anche attraverso il racconto di esperienze progettuali contemporanee e grazie al contributo di Davide Alaimo, architetto e storico del design, che ha evidenziato l’importanza della riscoperta critica di una figura a lungo poco conosciuta, nonostante il suo ruolo significativo nella cultura progettuale italiana del Novecento.

Particolarmente intensa la testimonianza di Irene Scalco, archivista e curatrice dell’archivio Ada Bursi, che ha accompagnato il pubblico all’interno del lavoro di ricerca e catalogazione del fondo archivistico. Attraverso disegni, progetti, documenti e materiali personali emerge il ritratto di una professionista poliedrica: architetta, designer, illustratrice, pittrice e progettista capace di muoversi con naturalezza tra discipline diverse. Un archivio di dimensioni contenute ma di straordinaria ricchezza, che restituisce oltre trent’anni di attività professionale e racconta non solo le opere realizzate, ma anche il processo creativo che le ha generate.

Questi temi sono stati approfonditi durante la visita all’Archivio di Stato di Torino. Il percorso si è concentrato sul fondo Ada Bursi ancora attraverso l’esperienza di Irene Scalco, offrendo ai partecipanti l’opportunità di osservare da vicino disegni originali, schizzi, elaborati progettuali e documenti che testimoniano la varietà dei suoi interessi e della sua attività.

Dalle scuole progettate per i nuovi quartieri torinesi del dopoguerra ai progetti di edilizia residenziale, fino alle esperienze nel design e nell’illustrazione, la visita ha restituito l’immagine di una professionista capace di coniugare rigore tecnico e sensibilità umana. Nei suoi lavori emerge costantemente l’attenzione alla qualità degli spazi, al rapporto con il verde e alle esigenze delle persone che li avrebbero abitati, anticipando temi estremamente moderni.