Elio Luzi inaugura Maestri del Progetto

Con la conferenza e la successiva visita a Casa Curtatone, si è concluso il primo appuntamento di Maestri del Progetto. Dedicato a Elio Luzi, il percorso ha proposto due momenti complementari: da un lato il racconto della figura dell’architetto; dall’altro l’esperienza diretta di una delle opere più significative.

Con la conferenza ospitata da Ultraspazio e la successiva visita a Casa Curtatone, si è concluso il primo appuntamento di Maestri del Progetto. Architettura torinese tra memoria e innovazione.

Dedicato a Elio Luzi, il percorso ha proposto due momenti complementari: da un lato il racconto della figura dell’architetto, del suo percorso professionale e della sua eredità culturale; dall’altro l’esperienza diretta di una delle opere più significative realizzate insieme a Sergio Jaretti, offrendo ai partecipanti l’opportunità di confrontarsi con l’architettura costruita.

Ad aprire la conferenza è stata Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’architettura, che ha ricordato come il ciclo nasca dalla volontà di mettere in dialogo memoria progettuale e dibattito contemporaneo, attraverso testimonianze dirette, conferenze pubbliche e visite guidate.

Particolarmente significativa la testimonianza di Andrea Luzi, che ha restituito un ritratto personale del padre, ricordandone la straordinaria capacità di osservazione e di ascolto. “Mio padre viveva per raccontare”, ha ricordato, descrivendo un professionista capace di cogliere il carattere delle persone, dei luoghi e degli eventi e di restituirlo attraverso il disegno e il progetto.

Gli interventi di Maria Luisa Barelli e Davide Rolfo hanno approfondito invece la produzione architettonica sviluppata insieme a Sergio Jaretti, un sodalizio professionale nato dopo la laurea con Carlo Mollino e destinato a durare oltre vent’anni. Dall’analisi delle opere è emersa una ricerca progettuale difficilmente riconducibile a schemi teorici rigidi, caratterizzata da una continua sperimentazione spaziale e da una particolare attenzione alla qualità dell’abitare.

Pur non avendo goduto, durante la loro carriera, della stessa esposizione mediatica di altri protagonisti dell’architettura italiana del periodo, Jaretti e Luzi hanno sviluppato un linguaggio originale e riconoscibile. Le loro architetture, influenzate anche dal modernismo catalano e dalle opere di Antoni Gaudí, si distinguono per la ricerca volumetrica, l’espressività delle forme e la capacità di generare spazi coinvolgenti e complessi.

La conferenza si è conclusa con l’intervento di Ezio Gaude, dedicato al rapporto tra archivi e intelligenza artificiale. Attraverso il progetto LEIB/Elio è stata presentata una riflessione sulle potenzialità delle tecnologie digitali nella conservazione e valorizzazione della memoria progettuale. Cristiana Chiorino ha infine anticipato la visita a Casa Curtatone del 28 maggio.

Il percorso è proseguito due giorni dopo con la visita a Casa Curtatone, edificio residenziale progettato da Luzi e Jaretti tra il 1962 e il 1965 e considerato una delle opere più rappresentative della loro ricerca.

Guidati da Elsabiet Zerai Medhanie e Andrea Luzi, i partecipanti hanno potuto approfondire le scelte progettuali che hanno caratterizzato l’intervento, a partire dalla complessa gestione del lotto in pendenza, affrontata attraverso una distribuzione innovativa dei volumi e degli spazi.

Durante la visita sono stati osservati alcuni elementi ricorrenti del linguaggio di Luzi e Jaretti, come il porticato e la piazza coperta al piano terreno, le decorazioni in mattone forato e il sapiente utilizzo del vuoto come strumento compositivo. Particolare attenzione è stata dedicata anche al rapporto tra edificio e contesto urbano, con soluzioni progettuali pensate per mitigare l’impatto dell’intenso traffico circostante e migliorare il comfort abitativo.

La possibilità di visitare un appartamento ancora in gran parte conservato nelle sue caratteristiche originarie, dagli infissi ad alcuni dettagli costruttivi, ha offerto infine un’occasione preziosa per comprendere da vicino la qualità e la coerenza di un progetto che continua a testimoniare l’attualità della ricerca di Luzi e Jaretti.