Candidandosi a Capitale Europea della Cultura, Torino vuole rafforzare il senso di appartenenza a una comune identità europea e offrirsi ai visitatori nella sua veste di comunità pulsante della cultura europea. In questo contesto, la Fondazione per l’architettura partecipa attivamente al progetto di candidatura.
Da quarant’anni, il titolo di Capitale Europea della Cultura celebra la straordinaria diversità e la ricchezza del patrimonio culturale del nostro continente. È un riconoscimento che trasforma città grandi e piccole in ecosistemi dove musica, teatro, letteratura, storia e creatività dialogano per generare coesione a livello internazionale ed europeo.
Torino si candida a vivere questa straordinaria avventura, insieme a una città dei Paesi Bassi, Stato “gemello” per il 2033, in un doppio movimento che unisce due realtà europee diverse, ma affini nello spirito di innovazione e apertura. Candidandosi, Torino vuole rafforzare il senso di appartenenza a una comune identità europea, promuovere la creatività come motore di rinnovamento urbano e sperimentazione sociale, sostenere la cooperazione tra artisti, istituzioni e comunità a livello europeo, e offrirsi ai visitatori nella sua veste di comunità pulsante della cultura europea.
Il percorso verso la candidatura è un cammino condiviso, che unisce persone, istituzioni, imprese, associazioni e comunità. È un invito a partecipare a un progetto comune, in cui la cultura diventa il cuore pulsante di una nuova forma di cittadinanza, capace di trasformare i gesti quotidiani in esperienze di crescita e di bellezza.
In questo contesto, la Fondazione per l’architettura ha deciso di partecipare attivamente al progetto di candidatura, mettendo a disposizione competenze e pratiche di confronto tra professionisti, istituzioni e comunità.
Come spiega Agostino Riitano, direttore della candidatura: «Nel percorso di candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura, il tema dell’abitare contemporaneo rappresenta un ambito strategico di riflessione e di azione, in quanto strettamente connesso alle trasformazioni sociali, ambientali ed economiche che attraversano le città europee. L’abitare riguarda la qualità degli spazi, l’accesso ai servizi, le forme della convivenza e il rapporto tra progetto urbano e diritti di cittadinanza. In questa prospettiva, l’architettura è chiamata a svolgere un ruolo nella costruzione dell’immaginario futuro della città.
La Fondazione per l’architettura può offrire un contributo rilevante a questo percorso, mettendo a disposizione competenze, capacità di ricerca e pratiche di confronto tra professionisti, istituzioni e comunità. Attraverso attività di studio, dibattito e sperimentazione progettuale, la Fondazione può sostenere la candidatura come spazio di elaborazione condivisa sui temi dell’abitare, della rigenerazione e della qualità dello spazio, rafforzando il legame tra cultura del progetto e visione europea della città.»
A sottolineare l’impegno concreto della Fondazione, Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione, racconta: «La Fondazione per l’architettura collaborerà nel percorso di candidatura, contribuendo con competenze e pratiche che mettono in dialogo cittadini, professionisti e istituzioni. Siamo convinti che l’architettura e la cultura del progetto possano diventare strumenti per immaginare insieme il futuro di Torino, rendendo la città più inclusiva, creativa e aperta all’Europa.»
Chiunque desideri partecipare può farlo tramite il progetto Legami Europei, un’iniziativa culturale nata a supporto della candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033. Già attivo sul territorio, Legami Europei raccoglie e valorizza i legami culturali, sociali e affettivi tra Torino e le città d’Europa, costruendo una rete di relazioni e testimonianze che guarda al futuro.
Partecipa con la tua storia
Hai un legame personale, lavorativo o familiare con una città europea? Hai vissuto esperienze che raccontano l’incontro tra Torino e l’Europa? Collegati qui per condividere il tuo Legame Europeo. Il tuo contributo può ispirare, unire e costruire una Torino sempre più aperta al mondo.
