Il concorso come strumento per immaginare il futuro della città

Venerdì 6 febbraio l’Aula Magna del Politecnico di Torino ha ospitato la lectio magistralis di Dominique Perrault. Un appuntamento di grande rilievo che ha posto al centro del dibattito il ruolo del concorso di architettura come strumento fondamentale di trasformazione urbana.

Venerdì 6 febbraio l’Aula Magna del Politecnico di Torino ha ospitato la lectio magistralis di Dominique Perrault, architetto e urbanista di fama internazionale e Presidente della giuria del Concorso di Idee per la Linea 2 della Metropolitana di Torino. Un appuntamento di grande rilievo, organizzato dal Politecnico di Torino con il DAD – Dipartimento di Architettura e Design, insieme all’Ordine degli Architetti PPC di Torino, che ha posto al centro del dibattito il ruolo del concorso di architettura come strumento fondamentale di trasformazione urbana.

Nel suo intervento, Dominique Perrault ha introdotto il concetto di groundscape, guidando il pubblico in una riflessione sul sottosuolo come spazio architettonico, pubblico e culturale. La metropolitana non come semplice infrastruttura di trasporto, ma come occasione progettuale per costruire nuovi luoghi della città: spazi accessibili, riconoscibili, capaci di dialogare con la superficie e con l’identità dei quartieri attraversati. Luce, densità urbana e relazione tra sopra e sotto emergono come leve decisive per uno sviluppo urbano sostenibile e inclusivo.

La lectio ha aperto il tema del Concorso di Idee per la Linea 2 della Metropolitana di Torino, promosso dal Commissario Straordinario prof. ing. Bernardino Chiaia, seguito da Infra.To e curato dal punto di vista tecnico-scientifico dal Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino. Un concorso che si inserisce in una visione ampia, in cui l’architettura diventa strumento per ripensare il rapporto tra infrastruttura, spazio pubblico e qualità della vita urbana.

Il tema è stato ulteriormente approfondito durante la tavola rotonda, moderata dalla Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Torino, Roberta Ingaramo, che ha coinvolto istituzioni, stakeholder e promotori del concorso, ponendo l’attenzione sul valore dei concorsi di architettura nel costruire una visione condivisa della città. Sono intervenuti Marco Bozzola, docente di Design al DAD; Roberto Mancini, Presidente SIAT – Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino; Paolo Mazzoleni, Assessore all’Urbanistica della Città di Torino; l’architetto Carla Pepe di Infra.To e Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’architettura / Torino.

Nel dibattito è emersa con forza la necessità di superare l’idea di infrastruttura come mero collegamento funzionale, per riconoscerle un ruolo urbano e sociale. Il concorso di architettura diventa così lo spazio in cui affrontare la complessità: mantenere un’identità visiva coerente lungo l’attraversamento della città, senza appiattire le differenze tra quartieri; valutare le proposte non solo per la loro efficienza tecnica, ma per la capacità di generare un futuro urbano positivo e sostenibile, dal punto di vista di chi la città la vive e la attraversa ogni giorno.

A questo proposito, la Fondazione ha portato una riflessione centrale per l’argomento dei concorsi, quella sul valore del concorso di architettura oggi e dell’evoluzione di questo strumento. Dominique Perrault ha sottolineato come il concorso rimanga uno strumento potente e necessario, pur profondamente cambiato nel tempo. Se in passato offriva maggiore libertà espressiva agli architetti, oggi rischia talvolta di ridursi a un esercizio burocratico, dominato da requisiti formali e parametri standardizzati. Proprio per questo, ha evidenziato l’urgenza di “coltivare” il concorso, restituendogli centralità come luogo di produzione di idee, di racconto del processo progettuale e di confronto aperto tra committenza, progettisti e città.

In un contesto segnato anche dall’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi di progettazione, Perrault ha ribadito che la vera ricchezza del concorso risiede nella qualità dell’idea e nella capacità di esplicitare il percorso che la genera. Uno strumento che non va nascosto, ma condiviso, perché in grado di rafforzare il dialogo e la consapevolezza collettiva sul progetto della città. Un messaggio che si inserisce pienamente nell’impegno della Fondazione per l’architettura / Torino: la promozione dei concorsi come dispositivo capace di accompagnare le trasformazioni urbane attraverso la qualità del progetto.